Il codice civile del 1942 porta con sè delle novità interessanti sulla legge e i rapporti di diritto privato. Le novità recepivano i cambiamenti sociali avvenuti nella società italiana già nel coso del Ventennio fascista. Corrispondeva ad una fase di sviluppo del capitalismo che aveva visto l'accesso alla proprietà dei beni e all'attività produttiva di più larghe fasce della popolazione. Ma gli istituti giuridici non acquistavano, per ciò solo, un regolamento ricco di contenuto sociale e popolare. Il sacrificio di valori che erano stati cari ai legislatori individualisti era compensato, perciò, soltanto in misura trascurabile dalla tutela delle classi meno abbienti.

Intanto dal sistema venivano cancellate le istituzioni che sembravano legate all'ideologia individualistica o che evocavano gli schemi della democrazia parlamentare. Nel diritto di famiglia il giudice tutelare assumeva, insieme a nuove funzioni, compiti che fino allora erano stati assolti dal consiglio di famiglia, un organo collegiale ripudiato più per la sua struttura di tipo assembleare che per le difficoltà pratiche di funzionamento o per la necessità di una maggiore preparazione giuridica ed economica nelle decisioni da assumere relativamente ai minori e agli incapaci.

La reazione al parlamentarismo - una reazione che proprio in quegli anni suscitava, in Germania, riserve e critiche al regime associativo privato - non impedì al legislatore italiano del '42 di introdurre sulla traccia di una lunga elaborazione dottrinale e pratica, un regolamento del fenomeno associativo. La materia era ignota al vecchio codice liberale in conformità di una tradizione risalente al codice napoleonico e sospettosa dei vincoli associativi, temuti come capaci di incidere e di limitare gravemente le libertà individuali garantite dal sistema.

Assieme al regime delle persone giuridiche con scopo non di profitto, rispetto alle quali l'ideologia poltiica si rivelò nei controlli amministrativi e nei notevoli poteri di iniziativa e di intervento del pubblico ministero, si affacciò nel codice, sia pure attraverso poche e scarne leggi, il regolamento degli enti di fatto, associazioni non riconosciute e comitati.