Fin dall'inizio si era capito che l'assemblea plenaria, composta di quasi 600 deputati, non avrebbe potuto studiare ed elaborare la nuova Costituzione e che, pertanto, occorreva affidarne la redazione a una delegazione più ristretta. Era nata, così, la "commissione dei settantacinque", che , poi, a sua volta, per poter meglio lavorare, si era divisa in tre sotto.commissioni, ciascuna delle quali aveva ancora dato vita a più ristretti comitati o sotto-comitati di redazione. Ogni articolo, dunque, per arrivare all'assemblea plenaria doveva percorrere una lunga trafila: dalla prima formulazione dei comitati di redazione, salire all'esame più approfondito della competente sottocommissione dei 75 e dell'assemblea plenaria.

Indubbiamente questo era stato forse l'unico sistema possibile, ma esso aveva generato anche l'altro inconveniente di eliminare praticamente, nel lavoro dei comitati e delle sotto-commissioni, la voce dei partiti minori, la cui rappresentanza era stata molto debole, non certo proporzionata al loro valore numerico. In tal modo, le tre forze politiche dominanti, avevano fatto sentire la loro influenza spesso decisiva, imponendo i motivi che a loro stavano più a cuore: quella cattolica la famiglia, i rapporti fra lo Stato e la Chiesa e l'educazione; quella social-comunista o marxista il diritto al lavoro, il principio generale di un interventismo e di una pianificazione economica che avrebbero potuto instaurare nuovi rapporti fra le varie classi sociali; e quella liberale -conservatrice le garanzie costituzionali mediante la seconda Camera e la creazione di un organo giurisdizionale come la Corte Costituzionale. Ecco perché si poté scrivere che la Costituzione appariva un fragile tessuto fatto di non armoniose giustapposizioni cattoliche da un lato e marxiste dall'altro con qualche malinconico residuo di liberalismo, che ha persino pudore della parola libertà.

Ed il compromesso è, in verità, quello che si nota subito anche ad una prima lettura della Costituzione, per cui molti articoli si prestano ad una duplice interpretazione democratica e progressiva o conservatrice nello stesso tempo; sicché si poteva prevedere fin da allora che sarebbe stata la concreta vita politica a dare a ciascuno di essi il significato (tanto che si parla spesso di "attuazione della costituzione").