Il baratto: forme di evoluzione e storia

Recentemente ne ha parlato pure Virginia Raggi, la candidata a sindaco di Roma del M5S, usando però il termine di “moneta complementare” e rifacendosi a esperienze come quelle attualmente in uso in Sardegna col Sardex: il baratto può aiutare attori economici e consumatori a trovare le soluzioni giuste per rimetter in moto l’economia.

Il baratto è una transazione tra due parti relativamente a degli oggetti e delle prestazioni (nelle forme più moderne) che hanno lo stesso valore d’uso. Si tratta quindi di un processo che non implica la circolazione di moneta, né di un’identità di bene tra le parti. Io non scambio la sedia vecchia per una sedia nuova. Semplicemente se sto attuando un baratto si realizza una condizione basata sull’utilità: ad esempio siamo in quattro in famiglia ho 6 sedie e un tavolo rotto. Quindi effettuo lo scambio con chi può darmi un tavolo nuovo. Questi a sua volta potrebbe scambiare le due sedie in surplus (o anche una sola) con un servizio di piatti e via discorrendo, fino a che il gioco degli scambi non ha trovato un punto di equilibrio. Piattaforme di gestione di moneta complementare puntano proprio a trovare un punto di equilibrio tra i vari attori, ciascuno con una necessità diversa, che non si espleterebbe solo se fossa basata sulla disponibilità di soldi. Fino a non molti decenni fa si riteneva che il baratto, anche nella forma del commercio silenioso, rappresentasse la forma più primitiva di scambio dal quale si sarebbero poi sviluppate le altre forme, fondate sull’economia del denaro, come equivalente dello scambio diretto.

Invece, in alcune società, ad esempio quella dei cacciatori-raccoglitori, il baratto conserva le caratteristiche di forma dominante di scambio, nel senso che presso di esse non esiste un altro tipo di circolazione, differente dalle doti nuziali. Il baratto però è sempre stato presente anche in quelle economie dove il denaro ha soppiantato quasi tutto, in misura maggiore o minore, dominando di fatto l’economia di mercato. Non è strano che in società agricole anche meccanizzate, molto evolute, si possa parlare di baratto quando ad esempio la paga viene offerta parzialmente sotto forma di vitto e alloggio, come nel caso dei braccianti e dei pastori che lavorano presso imprese agricole, spesso degli stranieri, che ricevono la paga parte in vitto e alloggio e parte in denaro. Il baratto è poi fondamentalmente una delle poche economie che funziona in modo egregio durante i periodi di crisi, carestia e soprattutto guerra, anche con le dinamiche del mercato nero, successivo al razionamento.

Insomma, il baratto viene spesso visto con pregiudizio, in modo negativo, anche per il ruolo predominante che hanno i soldi all’interno della nostra società. Nella forma della moneta complementare esso realizza degli scopi economici e mutualistici altrimenti impossibili.

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