Come cavarsela a un colloquio di lavoro

Di questi tempi, con la disoccupazione giovanile che supera il 20% e in alcune zone del paese arriva al 50% il colloquio di lavoro diventa una specie di lotta per la sopravvivenza. Raramente lo si affronta in condizioni ottimali: molti concorrenti, ansia da prestazione, desiderio di far bene e magari cattivi ricordi sui precedenti colloqui andati male.

Cosa consigliano gli esperti del settore?
Sicuramente prima del colloquio potrebbe esserci una presentazione con chi ha setacciato il mercato, il cacciatore di teste, soprattutto nelle grandi aziende. Si presenterà in modo molto informale, è quello il momento di sciogliersi un po’ cercando di sembrare soprattutto calmi e rilassati e se non lo si è cercando di imporselo.

Leggendari sono i colloqui di lavoro di Steve Jobs che poneva stranissime domande. Una volta ho letto anche dei colloqui di lavoro dei fondatori di Google, molto zen. Quindi non è assolutamente scontato che non vi troviate di fronte a domande impossibili, soprattutto se siete molto giovani o se il lavoro consista nel risolvere problemi di ordine quotidiano, nel quale bisogna dimostrare un po’ di indipendenza di pensiero.

Spesso, come sapete, anche i più giovani al primo impiego si vedono richiedere l’esperienza, che è assai ridicolo considerando che anche l’impiegato più esperto durante gli anni avrà frequentato dei corsi di formazione. Bisogna mantenere comunque un atteggiamento di rispetto, professionale. Il datore di lavoro futuro, per quanto informale, anche quando fa il colloquio si sente un datore di lavoro, quindi è inutile mettersi contro questa logica.

Normalmente durante un colloquio il datore scruta il curriculum vitae e vuole saperne di più, soprattutto se ci sono esperienze lavorative pregresse. È possibile che parlando di un’esperienza passata non la giudichi positivamente, così come giudichi poco importante il percorso di studi. In genere vorrà testare sul campo la preparazione con qualche domanda. Se nel curriculum è presente un’area delle abilità specifiche chiederà conto di queste: dove hai imparato. Sapresti risolvere questo problema?

Bisogna comunque dimostrare passione, ma non essere sovra-eccitati. L’ideale sarebbe quello di proporre un esempio pratico di ciò che si sa fare, presentando se stessi in una particolare situazione. La presentazione conta molto di più perché nessuno in quel momento può tastare effettivamente la tua preparazione, né verificare il grado di esperienza acquisito, tanto più se si è al primo impiego. Si possono invero possedere tante qualità. ma senza un’adeguata presentazione (professionale, ma non severa, ricercata, ma non pedante) si finisce per andare a spasso. Gli errori più comuni sono proprio dati dall’eccesso di sicurezza, dal credere che i meriti accademici o scolastici siano tutto, dal ritenere che chi abbiamo di fronte non sia un datore di lavoro, ma un potenziale datore.

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