Cgil: ruolo e storia del sindacato rosso

La CGIL è la più grande organizzazione sindacale italiana, che conta migliaia di iscritti in tutte le categorie lavorative, più i pensionati. La sua struttura è quella di una confederazione che comprende numerose federazioni nazionali di categoria (i metalmeccanici della FIOM ad esempio). Unità di base è il sindacato comprensoriale di categoria, che si articola in leghe a carattere comunale. Altro fondamentale organo della CGIL è la Camera del lavoro che, a livello comprensoriale, costituisce l’istanza organizzativa orizzontale che a livello nazionale è data dalla confederazione. La CGIL, dal 1949 in poi, ha sempre tradizionalmente rappresentato i lavoratori di ispirazione politica socialista e comunista, ponendosi come sindacato di classe e dandosi come obiettivo non solo il miglioramento della condizione dei lavoratori, ma anche la trasformazione della struttura economica e sociale del paese.

La Cgil può essere considerata l’erede e continuatrice della Confederazione generale del lavoro, fondata a Milano nel 1906 e operante in modo clandestino per tutto il periodo fascista. La riorganizzazione di questo sindacato nella sua forma attuale risale tuttavia agli ultimi anni del secondo conflitto mondiale quando, mentre ancora buona parte dell’Italia era sotto l’occupazione nazista, si svolsero le prime trattative per gettare le basi di un movimento sindacale unitario. Il tema dell’unità sindacale accompagnerà il dibattito insieme a quello dell’unità politica a sinistra dal dopoguerra fino praticamente all’esperienza del Governo Craxi e alla dissoluzione dei tradizionali partiti che avevano fatto da punto di riferimento per il sindacato (PCI e PSI).

cgilNella prima metà degli anni ’80, in concomitanza con una nuova situazione economica e politica rinnovata, le linee di azione della CGIL facevano registrare alcune correzioni di rotta. L’accentuarsi del distacco fra il PCI e il partito di governo (segnalato anche dalla presa di posizione di Berlinguer sulla “questione morale”, che mirava a colpire la partecipazione del PSI al governo), si ripercuoteva a livello sindacale, in una profonda crisi del processo unitario con UIL e CISL, che sfociò sotto l’abile regia di Bettino Craxi (primo presidente del consiglio socialista) nel corso del referendum per l’abolizione della scala mobile. In aperto dissenso non furono solo le tre confederazioni, ma anche le anime socialiste e comuniste all’interno della stessa CGIL. Frattanto l’influenza del sindacato in generale andava diminuendo, come aveva dimostrato la marcia dei 40.000, che aveva posto fine al lungo sciopero direttamente appoggiato da Berlinguer, degli operai della Fiat a Torino. Le difficoltà incontrate negli anni ’80 hanno portato anche a un ridimensionamento delle pretese universalistiche del sindacato, ma rimane alto l’impegno per ridurre l’orario di lavoro, applicare i principi di stato sociale, assicurare condizioni di lavoro umane e un tenore di vita accettabile soprattutto per i pensionati e l’esercito di giovani senza lavoro.

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