Come diventare avvocato

Fino a 20-30 anni fa la laurea in giurisprudenza era considerato un palliativo all’incapacità di scegliere un indirizzo, non tanto perché tutti volevano diventare avvocati, ma perché era il periodo delle vacche grasse dei posti pubblici. Una laurea come questa avrebbe aperto la strada a professioni nel pubblico, da posti impiegatizi fino a quelli dirigenziali. Era insomma il passe-partout per l’agognato posto fisso.

Nel frattempo però diventare avvocato è sempre stato complicato, salvo i casi di corruzione negli Esami di Stato e di concorsi non proprio leciti. Anni fa, se ricordate, uscì lo scandalo degli avvocati che sostenevano l’esame in sedi dove la percentuale di ammissione toccava l’80%. Ora non è più così e anzi si può dire che fare l’avvocato è diventato difficile. Se non sei figlio di un titolare di studio ben avviato trovare clienti e farsi largo è quasi un’impresa.

Perché piace fare l’avvocato?

diventareavvocatoInnanzitutto è una bella professione che mette a contatto con la vita quotidiana, con i problemi della gente. Inoltre nel campo penalista è sicuramente avventuroso, si entra all’interno di dinamiche umane molto particolari. Lo stesso settore delle indagini della difesa la dice lunga su cosa e quanto si può fare in una determinata posizione. Ma l’avvocato è una professione importante anche negli affari economici, nella rappresentanza legale, nelle vertenze civilistiche e in tutte le questioni che sono suscettibili di sfociare in una causa. A certi livelli è una professione che dà visibilità e che offre una certa rispettabilità sociale.

Come si diventa avvocati

Il percorso principale è quello della laurea in Giurisprudenza. La laurea magistrale non ha un obbligo di voto. Ma è meglio avere un titolo a pieni voti (da 99 in su) perché almeno ci si impegna di più sapendo che questo è solo un obiettivo intermedio. Già durante la tesi di laurea si dovrebbe scegliere un indirizzo specifico che aiuti a orientarsi in seguito: se si vuole fare l’avvocato civilista meglio specializzare il proprio campo di sapere, scegliendo diritto civile o diritto processuale civile. Se si ambisce a diventare avvocati penalisti meglio il diritto penale e la corrispondente procedura. Se invece si vuole lavorare nel campo amministrativo meglio le materie di quell’area. Una tesi semplice su una materia non forense aiuta solo a laurearsi, ma non a entrare nel ruolo.

La pratica legale

Terminati gli studi inizia la pratica legale. Essa ha la durata di due anni e fa conseguire il titolo di praticante avvocato. Il minimo oggi è di 18 mesi, se la si inizia durante l’ultimo anno di università. La pratica va svolta presso uno studio legale e dà modo al praticante di far conoscenza dell’ambiente di uno studio, di imparare gli atti tipici della professione (le citazioni, le ingiunzioni, le lettere) nonché di prendere confidenza con il tribunale in tutti i suoi aspetti. Bisogna assistere ad almeno 20 udienze e si può fare gratuito patrocinio.La pratica può essere sostituita dalla frequenza della scuola di specializzazione delle professioni legali, che ogni ateneo organizza a latere del corso di laurea.

L’esame di Stato

Precedentemente all’istituzione della scuola di specializzazione la pratica era l’unica via che conduceva all’esame di stato. Se la difficoltà del corso di laurea è nella media, l’esame di stato invece è straordinariamente complesso e difficile. Forse ciò dipende dall’esagerato numero di avvocati iscritti all’albo, in ogni caso è una prova molto selettiva. È difficile passarlo al primo colpo e spesso si impiegano anni di studio e di sacrifici, da combinare con la pratica in studio. L’esame prevede la redazione di un parere motivato, sia penale, sia civile, e la redazione di un atto giudiziario. Inoltre c’è l’esame orale a cui si viene chiamati solo se si è passata la prova scritta, diversi mesi dopo (i risultati non vengono comunicati immediatamente).

Una volta che si è ottenuto il certificato per l’iscrizione all’albo, si presta giuramento secondo i riti solenni previsti dal codice deontologico e si può iniziare la professione, aprendo una partita IVA e adempiendo agli obblighi fiscali e amministrativi (iscrizione alla cassa forense, domiciliazione dello studio, et cet).

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