Cosa sono i CCNL (contratti collettivi nazionali di lavoro)

Si sente spesso parlare di CCNL: si tratta di un acronimo che sta per Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, e si tratta appunto di un contratto ‘nazionale’ che vuole disciplinare in modo uniforme e compatto i rapporti fra lavoratori e datori di lavoro in un determinato settore.

Il CCNL fa quindi riferimento, e trova applicazione, per tutte le aziende di un certo settore che siano sul territorio italiano, come si spiega chiaramente nel sito eDotto.

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro nasce sempre come frutto di una contrattazione fra i sindacati dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro, i quali si fanno portatori di interessi talora contrastanti fra i quali trovare un compromesso che permetta l’esercizio dell’attività economica nel rispetto dei prioritari diritti dei lavoratori.

Scopo del CCNL è quindi quello di determinare il contenuto base, essenziale del rapporto di lavoro di settore, dal punto di vista normativo e dal punto di vista della retribuzione.

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro disciplina una vasta serie di tematiche inerenti al rapporto di lavoro: i livelli minimi di salario, le qualifiche, le mansioni, gli orari di lavoro, la stabilità del rapporto lavorativo, le norme applicabili, i trattamenti di anzianità, la retribuzione e via dicendo.

Ogni settore di lavoro (metalmeccanico, turistico, sanitario) ha un suo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro al quale fare sempre riferimento e che non può mai essere derogato in peggio dalle parti: si tratta del contenuto minimo della prestazione lavorativa volta ad assicurare i diritti dei lavoratori.

Nella gerarchia delle fonti, i CCNL vengono subito dopo la Costituzione e lo Statuto del Lavoratore, o legge 300/70.

La contrattazione collettiva volta a far scaturire il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro si svolge a diversi livelli: quello interconfederale, il cui scopo è quello di disciplinare le linee-base per l’interesse dei lavoratori (indipendentemente dal settore professionale di riferimento: si tratta di regole che valgono per tutti).

Poi si svolge a livello nazionale di categoria (il che fa scaturire il citato Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) e a livello territoriale interconfederale e di categoria; infine, a livello aziendale.

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro vale per 4 anni (per quanto concerne la parte delle norme applicabili) e 2 anni (per quanto concerne la retribuzione). Infatti la retribuzione minima dei lavoratori deve tenere conto dell’andamento economico sociale, vale a dire deve essere ricalcolata sulla base dell’inflazione per impedire che il salario perda potere d’acquisto.

Quindi, tre mesi prima della scadenza, si devono presentare le rivendicazioni per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

Ma qual è il rapporto fra CCNL ed altre fonti?

La legge è sopra tutto: in particolare, lo Statuto del lavoratore non può violare la Costituzione, come il CCNL non può violare né la Costituzione né la legge 300/70.

Qualora vi siano delle discordanze, la fonte inferiore (CCNL rispetto alla legge o il contratto aziendale rispetto al CCNL) possono prevalere solamente s prevedano delle norme più favorevoli per il lavoratore. Se invece sono più sfavorevoli, allora prevale la norma superiore secondo la classica gerarchia delle fonti.

Se si tratta di fonti di medesima gerarchia (CCNL diversi fra loro) si applica la norma più recente.

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