Cosa è il mercato?

In economia il termine mercato può assumere significati diversi. Anzitutto, in senso geografico, locale, si intende per mercato proprio quel luogo dove convengono compratori e venditori per compiere le loro contrattazioni, che possono effettuarsi pure su campione o per mezzo dell’intervento di mediatori, loro rappresentanti. Preso in questo significato il mercato rappresenta un fattore o meglio, uno strumento di scambio, la cui esistenza e il cui sviluppo sono legati all’organizzazione economica basata normalmente sulla divisione del lavoro. Dal punto di vista storico, infatti, con il graduale evolvere dell’attività di produzione e di scambio e il progressivo abbandono delle forme di economia su base familiare, in cui ogni singolo piccolo raggruppamento produceva per sé i beni di cui aveva necessità, cresce l’importanza del mercato, che diventa il centro – ovunque si trovi, spesso nel crocevia di importanti snodi di comunicazione, come strade e fiumi – in cui converge l’attività economica di regioni sempre più vaste. Pensiamo a città portuali come New York o Genova o Trieste, che hanno rappresentato, per secoli, il punto di convergenza delle merci e quindi di venditori e compratori, sia per coloro che arrivavano dal mare, sia per coloro che abitavano nell’entroterra immediato.

In senso economico per mercato però s intende il complesso delle contrattazioni dei venditori e dei compratori: sul mercato dunque si incontrano gli assi fondamentali dell’economia basata sullo scambio, cioè la domanda e l’offerta, le quali si incontrano e si adattano a seconda della richiesta e della disponibilità, finendo per raggiungere il cosiddetto prezzo di equilibrio. Intorno a questo ci sono oscillazioni determinate dalla scarsità o meno del bene, che può diventare più scarso se per esempio ha subito danni durante il trasporto, oppure sono mutate le condizioni economiche e politiche della zona di partenza ovvero è in via di esaurimento.

Come è noto dalle teorie di economia, il prezzo di equilibrio per un certo mercato è identico per tutti i compratori e tutti i venditori, in quanto nessuno sarebbe disposto a pagare un prezzo superiore, se fosse a conoscenza dell’esistenza di un prezzo inferiore con il quale viene scambiato. Se io vendo il mio bene a 60 euro, ma un acquirente sul mercato gode di una clausola che fissa il prezzo a 51, non troverò mai nessuno disposto a pagarmi tanto, proprio per la diversità del prezzo di equilibrio all’interno dello stesso mercato. Lo stesso vale per i venditori: se ci sono compratori disposti a pagare 60, non ha senso fissare il prezzo a 51. In sostanza l’indifferenza del prezzo richiede, oltre a una completa mobilità dei beni e degli operatori all’interno del mercato (con regole chiare sulla trasparenza e la concorrenza) anche la possibilità di conoscere esattamente cosa stanno facendo gli altri rispetto a quel bene e soprattutto che il bene sia omogeneo, cioè sia lo stesso per tutti ovunque.

Fanno ridere per esempio alcune ricostruzioni giornalistiche sul prezzo dei calciatori, ad esempio quelli della Juventus (c’è la moda di riverire il padrone esaltando i prezzi dei singoli calciatori): sul calciatore Morata si è parlato di un prezzo di 60 milioni di euro, mentre poi si è scoperto che il Real Madrid (squadra che lo aveva ceduto) vanta un diritto di riacquisto che arriva al massimo a 30 milioni. Sapendo questo nessuno sarebbe disposto a dare alla Juventus 60 milioni, perché c’è un prezzo inferiore già stabilito per un’altra squadra, perché per il principio di trasparenza gli eventuali compratori dovranno esserne informati, e infine perché quei 60 andrebbero dati al Real Madrid e non alla Juventus. Ma sono regole basilari oggi dimenticate a quanto pare.

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