Cosa fare con il jackpot milionario del Superenalotto

A parte spenderseli tutti in cavolate.

In questo periodo, con il jackpot del Superenalotto che è salito a livello stratosferici (si sfiorano i 140 milioni, nel concorso di martedì 13 settembre) sono in tanti a sognare ad occhi aperti. Tutti a porsi la fatidica domanda: cosa farei con 140 milioni di euro? Innanzitutto va detto che 140 milioni sono molti soldi. Anche se in Italia ci sono tanti evasori e molti milionari, una cifra così in contante, diciamo, disponibile, non è appannaggio di molti. Bisogna essere dei veri milionari per possederla.

Normalmente nei telegiornali, quando lanciano servizi modello Studio Aperto, per sondare le opinioni delle persone, chiedono se darebbero quei soldi in beneficenza. È un modo come un altro per lavarsi la coscienza e ammettere candidamente che quei soldi non provengono dal proprio talento, ma da un incredibile botta di fortuna.

Eppure una volta che i soldi sono disponibili non li si può lasciare in banca. Nè tantomeno bisogna andare a strombazzarlo ai quattro venti. Un segreto smette di essere tale quando la notizia viene condivisa.

Se metti i soldi in banca, la banca stessa il giorno dopo il primo deposito verrà a chiederti se vuoi investire quei soldi, sarà così pressante che alla fine non potrai che cedere. Le banche amano il contante, possono offrire molte alternative, soprattutto se si versa l’intera somma. Ad esempio, potrebbe proporre un grosso investimento dividendo in 80% e 20% tra capitale sicuro e di rischio. Oppure, proporre il possesso di titoli della stessa banca, come obbligazioni e azioni (da evitare, viste le cronache).

Quando si sogna ad occhi aperti si pensa di poter vivere di rendita. Ma se guardassimo ai fattori macroeconomici ci renderemmo conto che vivere di rendita non ha senso per un motivo semplice: l’inflazione. Anche con un tasso di interesse che mi mette al riparo dall’aumento del costo della vita, in 30 anni comunque perderei molto del valore dei soldi. Facciamo un esempio rapido:

Nel 1985, cioè 31 anni fa, il costo della vita in Italia era il seguente: un caffè costava 400 lire, il giornale 650 lire, un litro di benzina 1329 lire. Facendo un rapido calcolo si capisce che la vita costava da 1/5 a 2/5 in meno di adesso. È presumibile che tra 30, conservando lo stesso ciclo economico di adesso, e mettendo in conto nuove scoperte e risorse energetiche differenti, ma comunque costose, accada lo stesso. Posso anche andarmene in pensione a 30 anni con 140 milioni di euro in banca, ma quando avrò 60 anni potrebbero valere quanto 40-50 di adesso.

Chiaro il concetto? Inoltre io non metterei mai tutte le uova nello stesso paniere. Conviene diversificare e non nella natura degli investimenti, ma proprio nella direzione in cui prendono i soldi. Diciamo che una parte va data ai parenti per levarseli dai piedi, che non vengano più a chiedere soldi (in una famiglia di 4 persone si possono dare anche 25-40 milioni). I rimanenti personalmente li dividerei tra varie opzioni, una delle quali, forse la maggiore sarebbe quella di investirli in un fondo di venture capitalist della Silicon Valley, di quelli seri, che hanno già investito su grosse aziende tecnologiche. Con un po’ di fortuna e mettendosi nelle mani di persone esperte, che sanno fare il loro mestiere, è possibile finanziare la nuova Google o la nuova Facebook, trasformando letteralmente i milioni in miliardi.

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