Cosa è la politica di austerity e cosa ne pensa Renzi

Matteo Renzi e Barack Obama sono in piena sintonia: troppa austerità blocca l’economia europea e mina la crescita. Il presidente americano, facendo eco alle parole del primo ministro italiano, ha ribadito questo concetto forte dei dati di crescita dell’economia a stelle e strisce, definitivamente uscita dalla crisi sotto la sua presidenza.

Ma cosa significa austerità in economia. Quali sono le politiche di austerità e perché a volte alcuni governi le approvano, nonostante il termine stesso non indichi nulla di positivo?

L’economia non è un gioco a somma zero. Se da qualche parte muovi dei soldi, puoi sicuramente aspettarti che da un’altra parte sta succedendo qualcos’altro che sfugge all’analisi. Nei mercati globali le interferenze tra i mercati sono dovute al fatto che essi sono incorporati in sistemi sovranazionali, spesso regolamentari sui generis dalla circolazione della moneta o da istituzioni che comunque hanno più potere delle singole capacità decisionali dei governi. Si pensi al governo Monti, in Italia, che prendeva ordini direttamente dalla Banca Centrale Europea, peraltro governata da un italiano.

L’austerità fa riferimento a una serie di misure prese in carico da un governo al fine di rimettere in ordine i conti di un paese e incidere sul debito pubblico e sul deficit di bilancio. Si tratta quindi, quasi sempre, di misure che vanno a incidere sulla spesa pubblica, di misure che utilizzano delle leve fiscali e che in pratica vogliono far guadagnare di più lo Stato, sia riducendo la spesa, sia aumentando l’introito fiscale.

L’austerity è quindi una politica economica che come obiettivo principale non ha la crescita economica, ma la disciplina di un paese rispetto a degli obiettivi di bilancio che si è posto o sui quali ha concordato di convergere, in un sistema economico più ampio. Ciò è ancora più vero per quei paesi che non possono fare una politica monetaria, in quanto non hanno il controllo della valuta, come nel caso dell’Euro e del nostro paese.

I critici dell’austerità sostengono che queste misure siano in grado di strozzare l’economia, in quanto riducendo la capacità di spesa del pubblico attraverso la riduzione degli investimenti, e del privato, attraverso l’aumento delle imposte dirette o indirette, si produce un crollo dei consumi e nel medio termine del numero degli occupati.

In sostanza le misure di austerità, è questa la critica di Renzi, non producono ricchezza, non generano crescita economica, ma solo dei conti in ordine che non portano posti di lavoro e quindi consumi e non servono a mettere in moto le economie. Eppure, gli istituti internazionali che intervengono a salvare le economie, spesso chiedono misure di austerità in cambio di aiuti, è ciò che è successo con la Grecia e il Fondo Monetario Internazionale.

Personalmente riteniamo che la crescita economica di un paese e quindi anche la sua capacità di ridurre il debito pubblico, passino si da un controllo dei conti, ma non da misure di austerità che ingessano le imprese e tolgono soldi ai consumatori, generando una stagnazione.

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