Disoccupazione e crescita, un mondo diviso in due

disoccupazioneA livello globale la Grande Crisi innescata dal crollo finanziario della borsa americana e dei mutui subprime, che ha innescato una spaventosa recessione, è definitivamente tramontata nel 2014. In America i posti di lavoro stanno tornando a livelli pre-crisi, mentre molti paesi europei segnalano un avanzamento della ripresa, con crescita di PIL e occupazione su livelli superiori alle previsioni. Di contro il tasso di disoccupazione globale è tornato ai livelli del 2007, l’anno prima della crisi. In questi 5 lunghi anni di attraversamento del deserto, l’occupazione è finalmente tornata a salire anche nei paesi che stavano più messi male. In Italia, gli ultimi dati parlano di 92.000 nuove assunzioni in più rispetto all’anno precedente, soprattutto l’emorragia sconsiderata di posti di lavoro è finita, anche se rimangono aree molto più depresse contrassegnate da vertenze lavorative e occupazionali non ancora risolte. Molti imprenditori hanno chiuso, in tanti hanno perso tutto, tanti lavoratori sono ancora a spasso incapaci di reinserirsi in un mondo che non fa più per loro.

Paesi dove il tasso di disoccupazione è sceso:
Isreale
Stati Uniti
Germania
Taiwan
Giappone
Canada
Regno Unito
Singapore
Irlanda
Svizzera
Svezia
Nuova Zelanda

Paesi dove il tasso di disoccupazione è salito:
Finlandia
Norvegia
Australia
Belgio
Francia
Danimarca
Slovacchia
Paesi Bassi
Italia
Portogallo
Spagna
Grecia

L’ordine è decrescente nel primo caso, crescente nel secondo. L’Italia dunque sta messa molto male. Come si nota il tasso di disoccupazione rimane alto comunque nei paesi a maggior sofferenza e si pensa che non ritornerà mai più ai livelli pre-crisi, non almeno in questa generazione. È così in Grecia, in Spagna e in Sud Africa e in molti temono che sia così anche in Italia. I tassi di disoccupazione sono straordinariamente alti nei paesi industrializzati: la creazione di nuovi posti di lavoro è ancora debole, non sostenuta dalla domanda interna. La crescita economica e il livello occupazionale di norma vanno di pari passo, in ogni caso è necessario introdurre delle riforme per non perdere il treno. Alla fine del 2014 in Europa c’erano ben 18 milioni di disoccupati considerando solo la Zona Euro, praticamente come l’intera popolazione dell’Olanda. Tre milioni di questi era tra 15 e 24 anni, ma i numeri non dicono tutto sulla disoccupazione giovanile, che nel nostro paese ha toccato vette allucinanti e drammatiche. L’ultimo dato Istat dice che la percentuale di senza lavoro tra i giovani tra i 15 e i 24 anni è pari al 42,6% considerando la popolazione attiva, il numero è decisamente più grave che si pensa che il 10,8% del totale (inattivi e attivi) della popolazione italiana tra 15 e 24 anni lavora. Un numero che deve far riflettere considerando che il tasso generale è salito al 12,7%.

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