Formazione e defiscalizzazione per abbattere la disoccupazione

I dati sulla disoccupazione sottolineano da anni l’urgenza di adottare politiche fiscali e di agevolazione. Nonostante questo le ricette della politica si sono divise tra a) nuove formule di contrattazione individuale, che supera le ormai ingessate forme di contrattazione collettiva b) sussidi e assegni contro la povertà.

redditocorisPer favorire l’integrazione dei disoccupati nel mondo del lavoro bisogna fare i conti con la realtà. Già nel 2010, nella fase calda della crisi economica mondiale, si era detto che essa, una volta cessata, non avrebbe comportato la creazione di nuovi posti di lavoro, o meglio il recupero di quelli perduti. La convinzione diffusa era che data la sua strutturazione, la crisi avrebbe contribuito a dare il colpo di grazia a delle attività perdenti, che prima o poi avrebbero ceduto ai vari cambiamenti, non ultimi quelli tecnologici che stanno influenzando diversi settori. A questo andava aggiunto il sempre maggior peso dei mercati emergenti, lontani da piazze finanziarie tradizionali come quella di Londra e di New York, che oggi pesano molto di più non solo per gli scambi finanziari, ma soprattutto per il numero di attività e di merci che vi gravitano intorno (Shanghai, Hong Kong su tutti).

Falsi problemi

In Italia la discussione sembra annodarsi su false problematiche. Quando si deve recuperare occupazione bisognerebbe puntare sul lavoro, ovvero su chi produce ricchezza. Se l’obiettivo è recuperare il 3-4% di disoccupati, per esempio, non si può che favorire chi potrebbe occuparlo. Da un lato bisogna stimolare la domanda interna, da un altro promuovere politiche fiscali che aiutano l’imprenditore che potrebbe assumere a farlo. L’imprenditore può assumere non se ha più possibilità di licenziare, ma se sa che verrà aiutato a pagare meno tasse, fare investimenti, sostenere la vendita dei prodotti grazie allo stimolo della domanda interna. Per stimolare la domanda gli assegni di povertà non bastano e soprattutto sono controproducenti per la ricerca del lavoro. La prima cosa da fare è ridare importanza alla formazione. In Inghilterra l’assegno di disoccupazione è legato ai corsi di formazione e alla possibilità che il disoccupato si muova attivamente per cercare un lavoro e crearsi delle opportunità.

Formazione professionale e disoccupazione

I corsi professionali servono a far tornare il disoccupato nel mondo del lavoro, offrendogli la possibilità di affinare le proprie conoscenze, aggiornarle, rinnovarle, dando un’opportunità formativa rapida, ma di sicura efficacia (la guida Cerca Corsi e Master elenca la tipologia di corsi professionali cui poter accedere). Il fenomeno degli “esodati” dipende soprattutto da questo. Dal fatto che lavoratori con una determinata formazione, talvolta anche di alta specializzazione (si pensi ad operai particolarmente esperti di uno specifico ambito produttivo), si trovino ai margini del mercato e lontani dall’età pensionabile.

In secondo luogo, prima di elargire assegni di salari minimi garantiti (cd. salario di cittadinanza), bisognerebbe oltre a creare un sistema che li foraggi (diverso da quello contributivo, perché c’è il rischio di innalzare il carico fiscale ai danni delle imprese), far si che prima di tutto le imprese, chi dà lavoro, sia messo nelle condizioni di occupare più persone. Solo dopo si può intervenire per motivi di welfare e assistenza sociale, in quei casi nei quali è assolutamente necessario fornire un aiuto di questo tipo.

La priorità quindi deve essere data:
a una politica di defiscalizzazione del lavoro, sia per chi assume, sia per chi viene assunto (cuneo fiscale), promuovendo non tanto nuove forme di assunzione, quanto sostenendo la domanda e tagliando le tasse in concreto
disegnare un nuovo stato sociale nel quale il salario minimo viene elargito solo a chi ne ha veramente bisogno, mentre alla disoccupazione si associa un percorso formativo volto a far rientrare il lavoratore nel mercato utilizzando gli strumenti forniti dalla formazione, come il miglioramento dell’apprendimento, l’acquisizione di nuove conoscenze.

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