Franchising e lavoro: un’opportunità per i tempi di crisi

Lo vediamo ogni giorno: i dati dell’economia stagnante faticano a segnalare una controtendenza, si parla di ripresa e crescita, ma i numeri non sono tali da farci fare i salti di gioia. L’occupazione per ora non cresce, al massimo ci si può accontentare di un rallentamento del tasso di disoccupazione. Al 30 aprile del 2015 il tasso di senza lavoro giovanile è pari al 43%, ciò significa che c’è un esercito generazionale di senza lavoro, che non riesce ad abbandonare la casa dei genitori, che non ha speranze o futuro e non riesce a mettersi in proprio.

Aprire nuove attività per creare lavoro

franchisingIn questo quadro l’emergenza lavoro continua ad essere presente. Le strade per trovare l’impiego sono chiuse se non si finanziano le imprese e bisogna esplorare nuove possibilità. È chiaro che in molte regioni dove vige la regola dell’assistenzialismo, in epoca di spending review, bisogna finanziare le nuove attività e l’impresa. Si fa un gran parlare di start-up, ma i capital venture italiani non sono così sviluppati da consentire un’espansione rapida del fenomeno e non abbiamo distretti veramente importanti, simili alla Silicon Valley, che possano attirare talenti e far fermentare idee. Nel campo del lavoro autonomo e dell’impresa, il commercio e la gestione di servizi appaiono sempre allettanti. Il franchising è una forma di contratto di fornitura che può apparire interessante, soprattutto per le giovani coppie che tentano di mettersi in proprio e avere uno sbocco professionale.

Come funziona il franchising

Il franchising, come suggerisce la parola, ha derivazione anglosassone e ha consentito a numerosi brand di espandersi a livello nazionale, minimizzando i costi e guadagnando in profitti e pubblicità. La formula del franchising (vedi lavoroefranchising.com) ha trovato terreno fertile in Italia a partire dagli anni ’80, presentandosi come un’alternativa molto valida nel settore del commercio, dove la riconoscibilità del marchio, grazie a campagne marketing molto accentuate, favorisce la personalizzazione dell’acquisto e una maggiore identificazione col prodotto. Il rapporto – infatti – prevede che il franchisor (affiliante) conceda al franchisee (affiliato) l’utilizzo del marchio, delle strategie pubblicitarie, nonché del know-how legato al prodotto (sia per quanto riguarda le innovazioni dello stesso, che per il funzionamento) in cambio di una quota di ingresso e di percentuali sull’incasso annuo. I numeri di queste due frazioni variano a seconda del livello del marchio, della zona e del settore di appartenenza. Il contratto è quindi nello scambio tra fornitura e guadagni futuri, tenendo a mente che nella fornitura rientrano anche gli arredi esclusivi del punto vendita, l’adeguamento dell’esposizione, la formazione riguardo al personale e al linguaggio di vendita adottato dal franchisor.

I vantaggi del franchising

Perché il franchising ha avuto questo successo? Le strategia aziendali di consolidamento del marchio fanno leva sulla sua diffusione mediatica, ovvero sulla pubblicità, e sulla diffusione capillare nel territorio. Un marchio acquista forza dal passaparola e dalla sua capacità di penetrare fisicamente nei mercati, assicurandosi una visibilità che cresce nel tempo con la diffusione del prodotto o del servizio. L’apertura di punti vendita è molto onerosa, così come è onerosa la gestione del personale. Dal punto di vista dell’affiliato il costo maggiore è nell’avviare un’attività da zero, con un marchio sconosciuto, una capacità manageriale probabilmente non adeguata e delle strategie commerciali insussistenti. Il franchising taglia il nodo gordiano dei troppi oneri a carico delle parti, stabilendo fin da subito i termini del compromesso, che consentono all’azienda del marchio di limare i costi sulla gestione dei punti vendita (e anzi realizzare un guadagno ricorrente dagli stessi), mentre il nuovo franchisee si ritrova tra le mani una strategia commerciale e un prodotto di sicuro affidamento, che può iniziare a vendere fin dal primo giorno, senza preoccuparsi di lanciarlo sul mercato.

Fonte dati: http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_TAXDISOCCU

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