Come funziona il reddito di cittadinanza: pro e contro

Non c’è dubbio che la crisi economica innescata dal crollo di Wall Street del 2008 e la susseguente crisi del debito sovrano abbia messo in ginocchio l’economia italiana. I timidi segnali di ripresa si sono visti solo nell’ultimo triennio, con numeri comunque asfittici e che non fanno pensare a un ritorno immediato alla situazione pre-crisi. Si sono create condizioni difficili per tante famiglie, generando disoccupazione e malcontento sociale che si è materializzato in un gigantesco voto di protesta oramai istituzionalizzato. Non a caso sono tanti i sostenitori del Movimento 5 Stelle che sostengono il partito di Grillo solo ed esclusivamente sulla base della loro condizione economica, gravemente peggiorata con la crisi.

Una delle proposte forti del Movimento 5 Stelle è il reddito di cittadinanza. Si tratta di una misura economica straordinaria, nell’intento dei proponenti, che mira a combattere la povertà. Si tratta non tanto di una misura sostitutiva, cioè uno stipendio per chi non ne ha, ma di un sostegno economico pensato per vive sotto la soglia di povertà che attualmente viene fissata a 780 euro mensili netti.

Chi ha diritto a ricevere il reddito di cittadinanza nella proposta dei 5 stelle?

Tutti quei cittadini maggiorenni, che al momento dell’entrata in vigore della legge (che ancora non esiste, occorre ribadirlo) possiedano i requisiti erga omnes di applicabilità delle leggi, come il fatto di essere cittadini italiani, di essere residenti sul territorio nazionale e di percepire un reddito annuo inferiore a 7200 euro nette.

Una precisazione: il reddito è aperto anche agli stranieri residenti in Italia, che dimostrino di essere residenti nel nostro paese negli ultimi 24 mesi per motivi di lavoro, ma che abbiano percepito un reddito netto pari o superiore a 6000 euro nei due anni in cui hanno lavorato nel nostro paese.

Chi non possiede alcuna forma reddito, deve poter arrivare a 780 mensili, mentre chi lavora e non ci si avvicina, deve aver riconosciuta l’integrazione. Il sostegno quindi riguarda un’ampia fascia di popolazione, ma escludendo coloro che per un motivo o per l’altro riescono a mettere da parte questa cifra.

Quali sono i pro e i contro del reddito di cittadinanza?

Recentemente oltre al M5S anche Forza Italia con Berlusconi ha parlato chiaramente di reddito di cittadinanza, allineandosi alla proposta dei 5S, il che potrebbe farci capire che forse siamo di fronte a una misura con le classiche buone intenzioni, che forse è un po’ troppo demagogica per essere presa sul serio. Oppure con la dovuta serietà.

I vantaggi sono chiari per chi non possiede un reddito congruo per vivere dignitosamente. E gli svantaggi?

Innanzitutto si tratta di una misura pubblica. Vuol dire che a pagare il reddito di cittadinanza è lo Stato e cioè la collettività. Si tratta di una redistribuzione del reddito? No, perché non è attuata secondo criteri economici classici. Lo Stato ha molto più interesse a creare politiche occupazionali e ridurre la spesa pubblica, anziché aumentarla. L’Italia è un paese a bassa crescita economica che spende in modo inefficiente le tasse dei cittadini. Il reddito di cittadinanza premierebbe questo sistema incartato che non produce ricchezza nazionale. Secondo il M5S il reddito di cittadinanza costerebbe allo stato “solo” 17 miliardi di euro, una misura non più costosa di altre operazioni a sostegno del reddito operate dal Governo Renzi (i famosi 80 euro in busta paga per tutti i dipendenti).

Il reddito di cittadinanza disincentiva il lavoro?

Un altro fattore negativo può essere dato dal fatto che il reddito di cittadinanza, intervenendo pesantemente sul mercato del lavoro, potrebbe disincentivare la ricerca dello stesso. Ma per il M5S questo non succederà perché la proposta di legge mira a negare o interrompere il sussidio a chi abbia rifiutato tre proposte di lavoro congrue in seguito ai colloqui conseguiti tramite il centro per l’impiego. Ma ovviamente non si dice che parallelamente alla proposta di lavoro c’è il reddito di cittadinanza che fa concorrenza, per cui le imprese dovranno sempre offrire cifre e trattamento superiore, anche in casi in cui effettivamente il lavoratore per vari motivi (tipologia della mansione, qualifica, esperienza) non meriti quel trattamento.

Inoltre in un paese fortemente zavorrato dalle tasse sul lavoro, le imprese potrebbero pensare che lo Stato sta pensando a incentivare la disoccupazione, come forma di generazione del reddito, anziché favorire l’abbassamento delle tasse, soprattutto l’eliminazione della burocrazia, del costo degli adempimenti, l’abbassamento delle aliquote e del cuneo fiscale, che potrebbero favorire il riassorbimento della forza lavoro attualmente non occupata, per un semplice effetto macroeconomico. Senz’altro più virtuoso dell’intervento statuale.

Infine aggiungiamo una considerazione nostra: l’economia dovrebbe sempre premiare chi lavora e non chi non lavora, a prescindere dalle condizioni economiche. Se si premia chi non lavora non ci si può aspettare di produrre merito, ricchezza e crescita economica. Fattori che avrebbero ricadute solo positive sull’intera comunità.

È vero che non si può fare astrazione della crisi e delle situazioni di disagio, ma la cosa migliore da fare, per quanto ci riguarda, è quella di avviare una rivoluzione fiscale: meno tasse alle imprese piccole e grandi, per consentire di riassorbire gli occupati che prima lavoravano grazie alla loro qualifica. Il lavoro è anche una questione di dignità: le persone che sanno fare un mestiere devono poter avere la possibilità di ritornare a farlo, perché hanno un’utilità nella società e questa utilità va riconosciuta.

Una volta ridotte le tasse, assorbita un po’ di occupazione perduta, bisogna tutelare i Comuni, evitando i tagli che spesso come conseguenza hanno la riduzione dei piani socio-assistenziali. I comuni, i sindaci e gli assessori, conoscono meglio le singole realtà e possono intervenire più efficacemente, anche con una funziona di controllo dell’efficacia delle misure. Lo stato deve ridurre la spesa pubblica, ma non tagliando i finanziamenti ai Comuni, quanto eliminando inutile spese e la burocrazia. A conti fatti il Pubblico Impiego è fermo da anni, tanto vale proseguire nelle misure di controllo della spesa pubblica.

Insomma, ci sono pro e contro da valutare bene, anche se la propaganda politica spesso fa a meno di valutare il contesto nel suo insieme, facendosi portatrice di messaggi non del tutto corretti.

Fonte: http://www.beppegrillo.it/marcia_perugia_assisi/disegno-di-legge.html
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-12-26/reddito-cittadinanza-mito-e-realta-225656.shtml?uuid=ADC5xnKC

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