Lavorare senza procrastinare. Iniziando forte.

Uno dei problemi principali, quando si lavora a casa o in ufficio è la procrastinazione. In latino procrastinare ha una bellissima e soddisfacente etimologia: significa “lasciar che si faccia domani”. La procrastinazione è la peggior nemica della produttività. Tutti i resoconti delle carriere di successo sembrano suggerire che gli uomini che hanno fatto molti soldi, che hanno una solida carriera alle spalle, riescono perché hanno l’abitudine di affrontare di petto le avversità, lavorano duro e tanto, non lasciano le cose a domani, non si danno necessariamente orari di ufficio e spostano i loro obiettivi più in là se raggiungono un risultato.

In più lavorano per piccoli passi. Cioè si pongono grandi obiettivi, ma sanno che questi non sono raggiungibili con un unico grande balzo, bensì con una marcia costante a tappe incoerenti, a strappi, tra colpi di fortuna e contrarietà.

Quando si procrastina ci si appende in genere una pietra al collo. Perché la somma di più rinvii è un gigantesco fallimento.

In generale una giornata di lavoro ordinaria è fatta di numerosi compiti che vengono assegnati secondo un criterio gerarchico che va dall’urgente al meno importante. Il lavoratore ha quindi la piena autonomia, propria indipendenza, nel decidere quale consegnare prima e quale dopo, sapendo però che un task ha più importanza dell’altro. Se c’è un contrattempo su quello più urgente, spesso ci si ferma perché non si giunge mai a un nodo risolutivo.

In questo caso, la cosa migliore da fare è riempire questi buchi dell’indecisione, dell’irresolutezza con gli altri compiti meno importanti. In questo modo non solo non si accusano ritardi, ma si mantiene alta l’asticella della produttività, prendendo di slancio infine il compito urgente.

Nel mio lavoro quotidianamente ho tre, quattro compiti al giorno di cui uno standard, il più lungo e più pesante che va svolto, volente o nolente. Il semplice rinvio fa accumulare ritardi, ma soprattutto crea un pregiudizio alla mia opera complessiva, perché comporta la perdita della qualità necessaria allo svolgimento del lavoro. Per cui ho deciso da un anno a questa parte, che il primo compito da svolgere al mattino appena seduto sulla sedia è proprio quello più pesante. Ora sono arrivato a una tale velocità di esecuzione da eliminarlo dopo appena due ore, ciò mi lascia oltre 4 ore di totale autonomia. Inoltre il fatto di chiuderlo molto prima, mi consente di affrontare a un orario decente anche le urgenze e di consegnarle ben prima dell’ora di stacco.

È una questione mentale soprattutto, ma anche l’adozione di una buona abitudine che si sostituisce a una pessima e che nel tempo genera produttività ed evidenti risultati dal punto di vista economico.

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