Le qualità per diventare imprenditore

Quando si apre un’impresa da sé, durante un periodo di crisi, probabilmente si sta compiendo un atto di fede. Si scommette sulla propria idea, la propria capacità, la voglia di realizzazione. Il mercato invece potrebbe dire male, se i numeri sono sempre poco incoraggianti. Ma quali sono le doti che dovrebbe avere chi fa impresa e chi vuole cimentarsi all’opera?

In Italia serve anzitutto coraggio, ma non il solito coraggio basato sul calcolo del rischio. Quanto il coraggio di capire che si sta prendendo una via complicata, che richiede maggiore applicazione delle alternative. Lavorare in proprio significa curare da sé ogni cosa, lavorare per sé ogni minuto, costruire il futuro su fondamenta gettate da noi stessi. E’ vero che in tanti arrivano a buoni posti di lavoro subordinati dopo anni di studio e sacrifici, ma per fare impresa e mettersi in proprio serve coraggio. Lo stesso che magari serve a un dipendente a inizio carriera nell’accettare lavori gravosi. Al posto del rischio ci dovrebbe essere l’entusiasmo.

L’accettazione del rischio imprenditoriale, che si basa tutto sull’impiego di capitali propri o comunque presi in prestito è alleviata dall’entusiasmo. Essere entusiasti significa fare una scommessa che da qui a un certo periodo di tempo, le previsioni sulle quali baso la mia volontà di mettermi in proprio, si saranno avverate. Ma ogni imprenditore sa che dietro questa promessa non c’è la credenza in qualcosa che accadrà a prescindere, come se il cielo venisse sconvolto improvvisamente da una meteora. No, l’imprenditore sa che all’inizio sarà difficile e che dopo un po’ di tempo sarà ancora dura, ma sarà stato l’entusiasmo a fargli superare il primo gigantesco ostacolo. Quando mi sono messo in proprio mia madre, che in teoria doveva essere la prima persona a credere in me, mi ha detto che non avrei mai trovato clienti, che non ce l’avrei fatta. Per lei dovevo fare concorsi, domande, cercare le solite opportunità. Io le ho detto che una volta ottenuto il primo avrei ottenuto il secondo incarico e così via. Oggi ho alle spalle 120 incarichi. Non male.

In un paese come il nostro la pazienza è la virtù dei supereroi, non dei forti. L’imprenditore è subissato di tasse, di adempimenti burocratici, di scadenze e di termini. Non c’è alcuna legge reale che favorisca l’attività di impresa. Se vuoi intraprendere o anche solo cambiare un po’ devi avere a che fare con la burocrazia, che spesso è acefala, incapace di venirti incontro, priva degli strumenti di comprensione e di flessibilità. E’ vero che con il jobs act è stato introdotto un nuovo modo di “assumere”, ma per l’aspirante imprenditore il lavoro è sempre complicato. Ci sono notevoli differenze con gli altri paesi e il nostro sistema, bisogna dirlo, sfavorisce l’attività privata, da una mano a chi campa di sovvenzioni, favorendo la stasi del sistema politico.

Per ultimo penso che bisognerebbe essere ottimisti: pensare al futuro vivendo il presente. Ogni giorno prendendo decisioni consapevoli, alzando il livello del rischio quando ne vale veramente la pena, prendendosi dei momenti di pausa e relax per godersi i risultati intermedi. Un buon metodo per aver successo con l’impresa è infatti quello di prefissare degli obiettivi raggiungibili, di volta in volta. E di premiarsi quando sono raggiunti, con un viaggio, una cena romantica, un week end con i figli, un regalo.

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