caffè espresso

L’espresso perfetto, quanto contano la mano e la macchina?

In tanti forum e siti di domande e risposte gli utenti americani e in generale quelli stranieri si domandano come mai in Italia, il caffè espresso sia sempre così buono. La risposta è variegata, ma la verità è che fare un buon espresso non è difficile. Conta la mano, cioè l’esperienza tipica del barista che non sbaglia un colpo e dà un’impronta riconoscibile al suo caffè, e anche la macchinetta.

Il caffè è la bevanda più consumata del pianeta, con oltre 1 miliardo e mezzo di tazzine bevute ogni giorno qua e là nei diversi continenti. Come sappiamo esistono diversi modi per preparare il caffè, dall’espresso appunto, che sfrutta la potenza del vapore, alla caffettiera Moka brevettata in Italia, fino al caffè solubile americano, che da noi non si beve. Va detto che il caffè italiano, o meglio, il modo di consumarlo e prepararlo da noi, batte chiunque tanto che è in questo modo che si è diffuso nel mondo. Il caffè espresso nel nome ricorda la velocità con cui viene preparato, espressamente per il cliente al bancone del bar. Un rito abbastanza familiare per la colazione degli italiani e non solo.

Il caffè perfetto, l’espresso che non ti dimentichi, dipende da almeno 3 fattori:

  • la qualità del caffè
  • la bravura del barista
  • il valore della macchinetta

Non tutti i caffè sono uguali. Normalmente nell’espresso si consuma la famosa miscela arabica, che cresce ad alte altitudini in una zona ben delimitata intorno alla fascia equatoriale. Questo significa che il buon caffè può provenire solo da pochi selezionati paesi, appartenenti ai continenti del Sud America e dell’Africa. La qualità delle ciliegie di caffè (i chicchi che saranno tostati) dipende sia dalla zona, sia dal clima, ma anche dai metodi di lavorazione. Uno sfruttamento non industriale delle piantagioni, nei progetti di caffè equosolidale, può portare a una migliore qualità grazie all’attenzione rivolta dai contadini, che non si sentono sfruttati nella coltivazione.

Il caffè ha dei tempi di crescita e maturazione particolari, rispettandoli in modo naturale si riesce a ottenere il meglio.

Per quel che riguarda la mano del barista, ciò dipende dalla ripetitività dei gesti. Il barista inizia a lavorare da molto giovane, per cui fare caffè è la prima cosa che impara, dietro un breve apprendistato fatto di gesti, misure, piccole attenzioni. Dopo un po’ di anni è in grado di preparare il “suo” caffè, riconoscibile nel gusto, nell’odore.

La macchinetta del bar è superiore alle classiche macchinette da casa con le quali si preparano degli espresso molto buoni. Ormai in commercio esistono delle macchine da caffè in grado di comunicare i dati e le funzionalità ad applicazione collegate wireless. Il bar o l’ufficio che ottiene la macchina da caffè in comodato d’uso sarà sempre informato, grazie all’accesso a una piattaforma web condivisa, di conoscere lo stato dei consumi, sapere quanti caffè sono stati erogati in un dato lasso di tempo, oltre a sapere se tutte le componenti stanno funzionando nel modo ottimale. La macchina quindi può essere ottimizzata per ottenere le migliori prestazioni e ricevere un’assistenza in tempo reale, che corregge eventuali sfasature.

Quindi, riepilogando, per ottenere un caffè espresso perfetto serve.

  • Qualità dei chicchi di caffè: anche una macchina espresso all’avanguardia non può nulla contro una cattiva qualità. Privilegiare sempre l’arabica e produttori che tostano il caffè con metodi certificati. La freschezza è importante.
  • La macinatura è una fase importante del processo di fabbricazione del caffè. Se non siete sicuri acquistati caffè già macinato industrialmente, ma la soluzione migliore è macinarlo da soli con il macchinario adatto.
  • L’acqua non va sottovalutata: è il secondo ingrediente fondamentale per un buon caffè. Un’acqua troppo dura e ricca di minerali può alterare il gusto del caffè.
  • La macchina deve essere efficiente, rodata, funzionare bene.
  • Serve esperienza: difficile preparare un buon caffè al primo colpo. Imparare dagli errori, provando e riprovando, aiuta a farci la mano.

Foto di Negative-Space da Pixabay

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