L’importanza della seta nell’economia italiana del passato

L’importanza della seta, la fibra animale più nobile e ricercata, elastica e leggera, viene rivelata anche dal nome dato a una delle più celebri vie dell’antichità: lungo la famosa carovaniera della Seta, che anche Marco Polo avrebbe poi seguito dal mediterraneo verso la Cina. Qui non passano solo i preziosi tessuti, ma anche metalli pregiati, le spezie e tutto un coacervo di influenze artistiche culturali, come i racconti, le religioni, in un periodo nel quale l’Europa era flagellata dalle invasioni barbariche. Ad avviare il commercio della seta in occidente furono i Parti degli Urali presso i romani, il commercio vero e proprio della seta grezza lo si deve a Giustiniano, che ne ha curato la produzione in occidente, tanto che Bisanzio cioè Costantinopoli oggi Istanbul, divenne il maggior centro della manifattura e della distribuzione della seta, lavorata e apprezzata tanto dalle popolazione greche dell’impero bizantino, quanto dagli Arabi alle loro frontiere.

Furono questi a diffondere nel bacino mediterraneo la sericultura, in particolare in Spagna, che avrebbe dato luogo alle attività di lavorazione più significative nel Mediterraneo, insieme alla Sicilia. Qui accanto agli armeni, ai persiani, ai bizantini troviamo anche i greci, maestri artigiani, portati in Sicilia dopo la spedizione di Ruggero II il normanno. Roberto il Guiscardo fece impiantare dei laboratori e delle lavorazioni a Catanzaro, anche se qui come a Venezia si dichiara che la seta fosse lavorata da molto prima.

Nel Duecento quindi dietro la spinta dei bizantini e dei Normanni, la lavorazione della seta si sviluppa in tutta Italia, seguendo fin da principio un criterio di qualità. Ad esempio a Firenze occorre essere “matricolati” cioè riconosciuti per poterla lavorare. I gelsi entrano nel paesaggio contadino in Lunigiana, nel Pistoiese. La corporazione della seta diventa così potente che Cosimo de Medici nel ‘400 le dona un palazzo. L’epoca dello splendore viene raggiunta con Caterina de Medici, che porta la seta in Francia; mentre le grandi famiglie fiorentine commerciano qua e là in europa, senza confini. Nel ‘600 Bologna diventa la prima città a far funzionare un filatoio idraulico, dando vita a una produzione di altissima qualità, dovuta proprio alla qualità dell’acqua di lavorazione.

Per secoli la seta ha rappresentato il non plus ultra della manifattura italiana, dando luogo a veri e propri distretti, sia in Toscana, sia nell’entroterra veneziano, sia soprattutto in Lombardia. Per decenni è la produzione italiana a dominare, fin quando anche altre città entrano in concorrenza, come Lione ad esempio. Il generale decadimento dei gelsi e delle colture porta quasi alla sparizione dei distretti lavorativi, con pochissime eccezioni, come quella attuale di Como, ancora un punto di riferimento per l’intero comparto della moda.

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