Come funziona la partita IVA con regime dei minimi

Partita IVA dei minimi: come funziona

Stai per aprire la partita iva? Vuoi sapere tutte le informazioni necessarie? Leggi l’articolo e scopri come funziona la partita iva dei minimi.

Tanti sono i vantaggi che possono avere i lavoratori autonomi che guadagnano meno di 30 mila euro all’anno. Irpef secca al 20% e fatture senza Iva tra le più richieste. Proprio per tale motivo, sempre più professionisti decidono di aprire una partita iva dei minimi. Ma come funziona?

Te lo spieghiamo noi.

PARTITA IVA DEI MINIMI: ecco cosa sapere

La Partita Iva è un codice di 11 cifre che identifica un lavoratore che esercita un’attività rilevante per l’imposizione fiscale indiretta.

Sempre più persone, chiamati freelance, sono spinti ad aprire la partita iva dei minimi per poter svolgere la propria attività lavorativa. Fu il governo prodi che, nel 2008, varò il “regime dei contribuenti minimi” che prevede una semplificazione per i redditi inferiori ad un certo limite.

La partita IVA dei minimi può essere scelta da persone residenti in Italia che non guadagnano 30 mila euro e che hanno i seguenti requisiti:

  • alle loro dipendenze non hanno né dipendenti né collaboratori cioè non sono “sostituti d’imposta” cioè che non rilasciano trattenute fiscali per conto di altri soggetti;
  • non hanno spese per beni da utilizzare per svolgere la propria professione come affitto e acquisto di attrezzature superiori ai 15 mila euro;
  • non distribuiscono utili soci e non vendono all’estero.

Da tenere in mente che il limite dei 30 mila euro riguarda solo i compensi e non il reddito.

Per quanto riguardo le agevolazioni, i possessori di partita iva dei minimi hanno:

  • l’irpef secca del 20% come imposta sostitutiva all’aliquote progressive;
  • l’esenzione dell’Iva che non va inserita in fattura, né versata;
  • semplificazioni burocratiche come, ad esempio, esonero dall’obbligo di tenere le scritture contabili. Infatti, basta semplicemente numerare progressivamente le fatture.

Oltre ai numerosi vantaggi, il regime può avere anche qualche svantaggio. Infatti, bisogna fare attenzione a non superare il tetto di 30 mila. Qualora questo avvenisse:

  • fino a 45 mila euro, si perdono le agevolazioni per l’anno successivo;
  • oltre 45 mila euro, il regime agevolate si interrompe per l’anno in corso e il soggetto è obbligato a rimanere per almeno 3 anni, nel regime ordinario;
  • dovrà versare l’iva sulle operazioni dell’anno di superamento del limite.

In caso in cui non dichiarate lo sforamento, sono previste delle sanzioni

C’è da dire, che spesso il regime dei minimi non è conveniente per tutti. Infatti, la tassazione normale risulta più conveniente proprio perché prevede delle detrazioni d’imposta che il regime dei minimi non ha.

Quindi, la partita iva dei minimi conviene a:

  • chi ha poche detrazioni;
  • chi ha altri redditi e può tenere distinte le sue tassazioni;
  • a chi ha clienti come privati in quanto non deve aggiungere l’iva in fattura.

Inoltre, i contributi previdenziali sono interamente a carico del lavoratore, così come avviene anche per le altre partite Iva. Unica eccezione avviene se l’azienda versa un contributo volontario del 4%. Per i Cocopro, invece, i contributi sono pagati per i due terzi dal datore di lavoro.

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