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Perché in Italia la giustizia non funziona

Pubblicato il da in Impresa

Uno dei mali italiani è la burocrazia. Anche quest’anno dobbiamo fare i conti con essa, ragionando su quanto ci costano le decisioni semplici nascoste in meccanismi lunghi e cervellotici. La giustizia è uno dei capitoli più neri della nostra pessima amministrazione. Gli esperti stimano che con un’amministrazione efficiente quanto quella tedesca, la crescita italiana sarebbe molto più significativa con un immediato impatto positivo nel PIL e nella competitività delle aziende.

Ma perché la Giustizia non funziona?

Chiunque abbia avuto a che fare con il sistema giudiziario italiano, soprattutto nel settore del diritto civile, sa che si entra in un vortice senza uscita, come essere risucchiati da un potente tornado, in una lunga odissea che consuma i nervi e il portafoglio.

Secondo i dati dell’OECD, un osservatorio internazionale che misura la qualità della vita in relazione al rapporto tra individuo, istituzioni e mondo del lavoro, appare chiaro che il nostro paese è il fanalino di coda in tutte le classifiche riguardanti la durata dei processi, l’efficienza del sistema processuale, la congruità delle pene e l’aspettativa dei cittadini rispetto alla richiesta di giustizia. Un sistema giudiziale efficiente è di garanzia non solo per le presunte vittime, ma anche per i presunti colpevoli che possono rimanere stretti dalla morsa dell’errore giudiziario. Spesso il solo sospetto genera la rovina di una persona, prima che una sentenza tardiva ripari il danno, senza peraltro rimettere a posto le cose, perché ormai è passato troppo tempo.

Dalle tabelle fornite da questo centro studi, si evince che:

– mentre in tutti i paesi considerati, la media della durata dei processi è di 600 giorni (nemmeno due anni comprendendo i giorni festivi), in Italia arriviamo alla terrificante durata di 2800 giorni, cioè otto anni per avere una sentenza definitiva che chiuda un’azione giudiziaria.

– in Italia conseguentemente il processo costa molto più che altrove alle parti. Una percentuale che arriva al 30% del costo complessivo del processo per le sole parti private. Il resto è messo dallo Stato che comunque si rivale sulla collettività con le imposte.

– più il processo è lungo più è costoso più è inefficiente nel senso che dal punto di vista sostanziale non arriva a sentenza definitiva in un tempo breve per essere considerato soddisfacente. La lunghezza dei dibattimenti rende meno efficiente il percorso di acquisizione del materiale probatorio e la sua sussistenza nel tempo, generando ancora più incertezza.

Le conseguenze di questa mala gestione sono misurabili nella vita quotidiana: in Italia non si riesce ad avere una linea di condotta rigorosa praticamente su alcuna delle leggi proposte e dell’intero sistema sanzionatorio che le sorregge, semplicemente perché lo Stato non è credibile nella risposta. Essendo i processi lunghi e allungabili attraverso tattiche dilatorie spesso pretestuose (da ambo le parti), si sfilaccia la capacità dello stato di garantire alle parti equità nella decisione. Mentre da noi si discute di ROM, migranti, legittima difesa, i problemi maggiori sono nella risposta. Anziché caricare i magistrati di nuove leggi, sarebbe sensato applicare quelle presenti, snellendo il procedimento giudiziario, cancellando tutte le tattiche dilatorie, soprattutto nel processo civile. L’Italia per un’azienda straniera è un pozzo senza fondo di sprechi e incertezze che rendono il paese non appetibile per gli investimenti esteri, a causa dell’impossibilità di farsi pagare.

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