Perché in Italia non c’è vincolo di mandato per i parlamentari

Uno degli articoli più importanti della nostra Costituzione è l’art. 67. Negli anni Novanta era molto di moda, nella parte che riguardava l’immunità parlamentare, nel periodo relativo a Mani Pulite. Ma questo articolo comprende un passaggio fondamentale della nostra democrazia.

Dice: Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Ciò significa che un parlamentare eletto per un partito, durante le votazioni in Aula è libero di votare secondo la propria coscienza e diversamente dall’indirizzo attuato dal suo gruppo parlamentare, nonché dal suo partito politico. Allo stesso modo il Parlamentare eletto con un partito, se ritiene che siano venute meno le condizioni iniziali (notate bene che la Costituzione non affronta delle casistiche particolari, ma queste sono dedotte dalla prassi) può decidere di cambiare schieramento. Il cambio di casacca è un argomento all’ordine del giorno nella vita del nostro parlamento. Se ne segnalano centinaia a ogni legislatura, con parlamentari che spesso passano da un partito all’altro (a volte cambiando anche schieramento politico, cioè transitando dall’opposizione alla maggioranza o viceversa) più volte nel corso della durata dell’incarico.

La ratio dell’articolo è chiara. Non esiste un mandato ad agire da parte del deputato, rispetto a quanto espresso dal suo elettorato durante le elezioni. In sostanza, il rappresentante non agisce su “mandato”, ma come vero e proprio rappresentate elettivo della Nazione, cioè della comunità intera. Il mandato imperativo è insomma vietato e questo è particolarmente rilevante, quando il deputato debba scegliere “secondo coscienza” su temi particolarmente sentiti.

Ma è anche importante perché di fatto la sua funzione rappresentativa esiste prima delle elezioni. Essa non dipende dalla natura del voto, che è puramente contingente e può mutare nel corso del tempo. Il deputato è costituito come una sorta di giudice naturale, per il quale per un procedimento inverso alla sussunzione, si realizza nella determinata persona del deputato, che di volta in volta, chiunque egli sia, agisce in rappresentanza della Nazionale e non come “inviato” della base elettorale a Roma (come invece viene spesso dipinto, ad esempio, il consigliere regionale nel suo capoluogo).

Il vincolo di mandato invece impegnerebbe il deputato a seguire le istruzioni del gruppo e ciò potrebbe autorizzare delle misure coercitive nei suoi confronti, perché come l’esperienza insegna, l’esistenza di un Parlamento non è garanzia dell’esistenza di una democrazia. Non può sorprendere – pertanto – che nelle democrazie occidentali avanzate viga l’assenza di vincolo di mandato, proprio per evitare un controllo politico (si teme da parte dell’esecutivo) su un corpo rilevante del potere legislativo, che a sua volta dovrebbe avere funzioni di controllo. In buona sostanza, l’assenza di vincoli di mandato fa parte della catena di “check and balances” o divisione dei poteri, fondamentale per il funzionamento di un sistema democratico.

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