Perché la disoccupazione spesso dipende dal mercato e non dalla crisi

Il mercato del lavoro ha connotazioni molto particolare: all’interno di esso si muovono la domanda e l’offerta, ma con una specialità. Se un’azienda cerca una particolare figura e non la trova, oppure un lavoratore ha determinate competenze che non servono, si crea un danno all’intero sistema, perché si mettono i presupposti della disoccupazione.

Il mancato impiego di utilità che non si conservano nel tempo è quindi dannoso. Le competenze che ci sono oggi potrebbero essere inutili domande, idem l’azienda che cerca oggi una determinata figura professionale domani non potrebbe più servirsene perché o ha automatizzato il sistema, oppure ha trovato il modo di farne a meno.

La domanda di lavoro dunque dipende dalle esigenze della produzione e del mercato dei beni e dei servizi: quindi in termini economici il modo in cui le imprese combinano lavoro, capitale fisso, i costi di produzione, la possibilità di scaricare questi verso terzi, nonché l’elevato significato del valore umano insita nella transazione del contratto di lavoro. Un accordo tra impresa e occupato si può ottenere quando la domanda e l’offerta non coincidono tanto nella richiesta di disponibilità, quanto quando entrambe le parti riconoscono il valore umano della necessità di occupare quella specifica casella lavorativa.

La modificazione della struttura produttiva e la diversa dinamica che intercorre tra settore e settore fa si che la domanda non sia omogenea, che ci troviamo di fronte a differenti modelli di economia e di produttività a seconda del tipo di lavoro. Ad esempio: la domanda di lavoro nel settore tecnologico e digitale può essere richiesta a distanza a una specifica professionalità, che nonostante la sua specializzazione può anche lavorare da casa.

Dal lato dell’offerta e a prescindere dai vari movimenti migratori, la disponibilità di lavoro varia all’incirca con la popolazione complessiva. In Italia, ad esempio, l’invecchiamento della popolazione è equilibrato dalla forte immigrazione nel corso degli ultimi 25 anni, tanto che le imprese spesso affermano che senza questi non riuscirebbero a occupare determinate caselle dell’offerta. L’impiego complessivo insomma dipende dal numero di lavoratori nel complesso disponibili, un fattore generazionale e demografico che tende a modificarsi nel tempo.

Un mercato del lavoro, dal punto di vista dell’offerta, può anche essere in ritardo o non corrispondere dal punto di vista delle competenze. Un paese come il nostro è molto indietro dal punto di vista delle competenze digitali, mentre tende a sfornare laureati in materie che non servono più o quasi a un mercato del lavoro profondamente modificato. Le stesse qualifiche professionali che ancora resistono sono soggette a fortissime innovazioni tecnologiche che obbligano le unità lavorative a una continua formazione se non addirittura a una riconversione. Tante delle crisi in atto, infatti, non riguardano le conseguenze della decrescita economica in generale, ma le innovazioni tecnologiche che rendono l’offerta del lavoro complessiva del paese disallineata rispetto alle esigenze del mercato.

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