Perché i senzatetto non cercano un lavoro

In una società industrializzata, altamente civilizzata, che ha fatto numerosi passi da gigante nel campo dell’assenza sociale e del volontariato, fa ancora specie il fatto che esistano numerosi senzatetto. I senza fissa dimora principalmente vengono inquadrati dal requisito della mancanza di un’abitazione, di un luogo dove dormire. L’esperienza ci insegna che chi ha perso anche la casa, evidentemente deve aver perso tutto. Ma le circostanze che lo hanno portato a quella condizione possono essere le più disparate.

Le opportunità che hanno i senzatetto di trovare un lavoro e capovolgere la loro vita di 180 gradi sono praticamente limitate. Il punto è che viviamo in una società che fa dell’opinione altrui e del giudizio collettivo un sistema metrico fondamentale per avere accesso ai bisogni elementari, fossero anche quelli che riguardano la sussistenza materiale.

In società molto competitive come quelle occidentali, nelle quali la parola solidarietà viene spesso usata come specchietto delle allodole per ottenere maggiore pubblicità, chi non ha accesso al supporto degli amici, delle persone della famiglia, accesso all’istruzione di base, all’igiene, al cibo in modo regolamentare, viene spesso considerato un pigro, un nullafacente, un peso per tutti quanti. È quindi assai complicato che un “barbone” termine che ha una connotazione talmente negativa, da essere entrato nel linguaggio comune, venga preso in considerazione da un imprenditore anche desideroso di aiutare qualcuno.

Molto spesso a essere senzatetto sono anche persone che lavorano e che fanno fatica a mettere insieme uno stipendio per mantenere in modo dignitoso la propria famiglia. In Italia, l’istituto delle case popolari, fin dagli anni ’50, ha funzionato in maniera molto egregia, tanto che spesso si riparla di rilancio dell’edilizia popolare, se non altro per dare fiato a un settore, quello edilizio, messo in crisi dalla stagnazione economica.

I senzatetto non cercano lavoro principalmente perché sanno che non sono nelle condizioni di cercarlo: spesso mancano dell’adeguata istruzione, dei requisiti minimi per ottenerlo. Ma soprattutto sanno che nessun imprenditore potrebbe mai prenderli sul serio se si presentassero in quel odo a un colloquio di lavoro. La cronaca però parla di lavoratori, spesso quelli impiegati in settori ad alta volatilità, che si sono ritrovati sul lastrico e che hanno perso tutto. Si trovano in rete racconti di persone che all’improvviso, da un giorno all’altro, seppure dotate di talento, si ritrovano in strada a dormire, non hanno soldi per farsi fare i capelli, lavarsi la faccia e far lavare i vestiti e comprarne di nuovi. Basta una settimana senza una doccia e un cambio non pulito per assumere immediatamente l’aspetto del barbone, che viene guardato con sospetto da chiunque. E ci si ritrova a dormire in spazi pubblici, spesso occupando porzioni private e venendo immediatamente visti come alieni, che occupano e pretendono attenzione dalle nostre vite ordinarie, fatte di certezze, come quella più grande: il tetto sopra la testa.

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