Il proibizionismo: storia di un fallimento economico e sanitario

Lo vediamo spesso rappresentato al cinema e ci siamo chiesti sempre come mai è stato attuato. Oggi vediamo da vicino il proibizionismo, cercando di capire come mai esso abbia creato danni all’economia americana, e come in sostanza abbia creato i presupposti per il contrabbando e il fiorire della mafia (di origine italiana). Esso fu introdotto dal 1920 al 1933, e segna il tentativo di combattere l’alcolismo per legge, attraverso un divieto totale di stampo costituzionale di fabbricare, vendere, trasportare a scopo di consumo dei liquori nocivi. Si arrivò alla norma di stampo costituzionale, federale, dopo un percorso graduale, che aveva visto numerosi stati intraprendere questa strada, già da metà del secolo precedente. Ad esempio, la vecchia colonia del Maine, uno degli stati del New England, introdusse una prima legge proibizionista nel 1846: le istanze proibizioniste furono altresì promosse varie associazioni e istituti religiosi, compreso il clero delle varie chiese protestanti ed evangeliche. La cause del movimento proibizionista furono prevalentemente morali, ma non mancavano delle pretese economiche. Alcuni gruppi industriali del Nord e del Centro desideravano far consumare meno alcool in favore dei loro prodotti.

La stagione del proibizionismo tenne a bocca asciutta gli Americani per quasi quindici anni, ed ebbe un grosso successo dal punto di vista del consumo per persona. Già nel 1918, prima ancora dell’entrata della legge federale, che puniva severamente il reato di consumo e trasporto (sostanzialmente la vendita), almeno metà degli Stati federali aveva introdotto delle leggi di divieto parziale o totale. Ma i proibizionisti non si accontentavano: una legge federale avrebbe aiutato a combattere l’importazione di liquori. La guerra mondiale, cui gli USA parteciparono solo nel 1917, in seguito all’attacco alla loro marina commerciale da parte dei Tedeschi, aiutò questo progetto essendo in vigore un controllo serrato della dogana. Il congresso federale, che aveva già vietato il consumo di liquori a Washington e nelle riserve indiane, approfittò del conflitto per perdere una serie di misure proibizionistiche, riguardanti prima i soldati e i marinai, vietando la vendita di liquori per tutta la durata della guerra in Europa e la mobilitazione.

Alla fine però il proibizionismo ha fallito e viene portato ad esempio dai detrattori di questo genere di misure, giudicate anti-economiche e più dannose per la salute dei cittadini che si, sarebbero più sobri, ma forse più riottosi e inclini alla violenza (ciò che è proibito attrae di più). Il mobile esperimento era inviso a buona parte della popolazione, scambiata per alcolista, anche se beveva un sorso di gin alla domenica. La legge era in teoria buona in astratto, ma inapplicabile per via della concreta situazione sociale. Provocò il contrabbando su vasta scala, la vendita clandestina di liquori diede forza alla malavita. Le gang delle principali città, come New York e Chicago, prima del proibizionismo erano deboli, dopo divennero feroci, potenti, decise a tutto pur di accaparrarsi un territorio dove piazzare in esclusiva i prodotti di contrabbando. Le infrazioni dei comuni cittadini furono così tante, che a milioni si ritrovarono fuorilegge per aver voluto bere un bicchiere di whisky, comportando un abbassamento del tasso di legalità. Ci vollero quasi quindici anni per capire che una politica del genere era contro ogni logica: da allora si capì che conveniva tassare gli alcolici e i vizi in generale, sia per contrastare la diffusione, sia per limitarne gli effetti in termini di salute pubblica.

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