Rimozione Eternit e bonifica amianto, un percorso lungo

Sull’amianto si è detto molto, ma la sensazione è che non si sia mai detto abbastanza, cioè quanto sia pervasivo, quanto esso sia presente nel nostro territorio nazionale e quanto colpisca in modo silenzioso, senza che ce ne accorgiamo. Il problema principale relativo a questa fibra dalla caratteristiche invidiabili per l’edilizia (isolante, resistente, compattante, incombustibile) è che se non viene rimosso e bonifico esso continua ad agire come veleno ambientale. Usato ovunque: su tubature, binari, ciminiere, coperture industriali e civili, in campagna e in città, in montagna e al mare, esso conduce alla morte almeno 3000 persone all’anno, che si ammalano di mesotelioma, il tumore tipico di chi viene esposto per lungo tempo all’amianto.

Amianto ancora presente in Italia

Sapete quante tonnellate si stima ve ne siano in Italia? 32 milioni, ancora da rimuovere, e la rimozione va avanti da quindici anni, dopo che l’amianto è stato definitivamente bandito nell’aprile del 1994. Il degrado della matrice, a seconda dell’invecchiamento dell’amianto, produce una liberazione spontanea delle fibre nell’aria. Le conseguenze possono andare da gravi a gravissime, fino ad arrivare a mortali per l’uomo, quando in forma più concentrata si manifesta sotto forma di malattie che colpiscono principalmente i polmoni. L’eternit come sappiamo è una forma di cemento mescolata ad amianto, che ha trovato vastissima applicazione nell’edilizia. Dato che l’eternit può durare fino a 50 anni senza subire praticamente danni, la potenziale diffusione di fibre di amianto nella nostra atmosfera andrà avanti fino al 2040 almeno, considerando il divieto di utilizzo assoluto emesso a inizio anni Novanta. La stessa situazione riguarda per esempio le navi costruite alla fine degli anni settanta, che hanno fatto largo uso di materiale coibentante a base di amianto. L’uso diffuso dell’amianto ne certifica la presenza anche in dosi minime, pressoché ovunque.

Rimozione amianto: le regioni più colpite

I dati sulla presenza dell’amianto sono molto discordanti. Per quelli diffusi dalle autorità, in particolare dal ministero dell’ambiente, in Italia risultano solo 779 edifici contaminati, ma Legambiente contesta il dato e dice che sono quasi settemila. Intanto ancora c’è bisogno dei finanziamenti per il Bando ISI, che promuovono il miglioramento dei livelli di sicurezza e di salute sul posto di lavoro, includendo in ciò anche tutta la fase di bonifica e rimozione dell’amianto. Le regioni da tempo hanno comunicato la mappa del rischio riguardante le zone contaminate: quasi tutte son zone industriali con un vistoso utilizzo nelle Marche e in Abruzzo, in assoluto le zone più contaminate d’Italia e in Sardegna, dove è stato usato per lungo tempo – ad esempio – alla Montefibre di Ottana, pericolosamente inquinata.  Anche la rimozione dell’amianto in Umbria è sotto costante vigilanza, a seguito della pubblicazione della mappa. Il rischio però non riguarda solo i lavoratori che nella loro carriera hanno preso parte a processi produttivi con l’amianto o che l’hanno maneggiato, installato, o che abbiano lavorato a contatto ed esposti ad esso. Nella popolazione in generale i rischi sono stati sempre presenti e ignorati perché non si sapeva quanto venisse utilizzato e perché fino agli anni Ottanta, ancora di forte sviluppo industriale ed edilizio, esso veniva largamente impiegato visto che erano presenti solo dei limiti all’esposizione e non un divieto assoluto e tassativo come è adesso. Le aziende certificate per la rimozione e lo smaltimento operano in ogni direzione, ripulendo il terreno e l’atmosfera e decontaminando la zona seguendo delle procedure di sicurezza qualificate.

Condividi:

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.