Sempre più italiani emigrano all’estero per lavoro

I dati sull’emigrazione italiana del nuovo millennio sono molto importanti. Non se ne parla perché vivendo il fenomeno in diretta, non se percepisce la portata storica. Secondo i dati forniti dalla Fondazione Migrantes, nell’ultimo decennio l’emigrazione verso altri paesi è cresciuta del 49%. La maggior parte delle persone che hanno abbandonato il nostro paese, in favore di Germania, Regno Unito e altri paesi europei ed extraeuropei, provengono dal Nord Italia. A emigrare sono stati più gli uomini che le donne. Perlopiù si tratta di maschi non sposati, che hanno meno di 34 anni e non hanno avuto importati esperienze professionali alle spalle.

Questo fatto è molto importante. La prima grande diaspora italiana, iniziata intorno al 1880 e proseguita fino alla prima guerra mondiale, con uno strascico dopo la seconda e prima del boom economico, aveva caratterizzato principalmente le regioni del meridione. Molti siciliani, campani, pugliesi e calabresi avevano lasciato la loro terra di origine per trasferirsi in Sud America, Stati Uniti, Canada, Germania e Australia. Oggi non è più così: nel 2014 la maggior parte degli emigrati proviene dalla Lombardia e questo è molto grave, se pensiamo che questa regione è quella più sviluppata economicamente. Il discorso è semplice: la crisi ha rotto anche le certezze lavorative di chi contava sul tessuto economico consolidato da decenni, in zone tradizionalmente ricche, che potevano offrire prospettive certe.

Oltre alla Germania e al Regno Unito, in particolare Londra è la meta preferita, gli italiani hanno scelto la Svizzera e la Francia, dimostrando con queste scelte periferiche di voler stare vicini alla loro terra natale, forse per motivi familiari o perché non è mai facile abbandonare il proprio paese. Leggendo sui forum e i siti specializzati gli emigrati ammettono di aver compiuto una scelta coraggiosa, e che non è mai facile lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare in un posto che non si conosce. Per gli italiani l’ambientamento in paesi dalla cultura molto differente dalla nostra, per certi versi più dinamici e moderni, è assai complicato. Non c’è solo la lingua a rappresentare un ostacolo, ma anche lo stile di vita. Per la prima volta, nel 2014, il saldo tra emigrati ed immigrati è stato negativo a favore dei secondi. In pratica, nonostante la bieca propaganda politica sull’immigrazione, il nostro paese è talmente messo male che 100.000 connazionali lo hanno abbandonato nel 2014 e i numeri saranno ripetuti nel 2015, una volta che riceveremo i dati ufficiali. Secondo un dato ufficiale dell’AIRE sono circa 4.700.000 gli italiani residenti all’estero a fine 2014, numeri destinati a salire se non si inverte la rotta dell’economia e non si assicura un futuro economico alle nuove generazioni.

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