Un focus sul lavoro minorile

lavorominorileFino a diversi decenni fa il lavoro minorile era abbastanza diffuso anche in Italia, soprattutto nelle realtà imprenditoriali e contadine a conduzione familiare, spesso mascherato sotto forma di apprendistato. La regolamentazione di quest’ultimo ha permesso di combattere il fenomeno, innalzando l’età cui si può far lavorare un minore, mantenendo fissi i cardini dell’ordinamento che prevede la maggior età per gli atti volontari in cui si esprime la nostra capacità di intendere e di volere. La maggior parte delle nazioni di tutto il mondo oggi ha una legislazione a tutela dei minori sfruttati. Numerose nel corso degli anni sono state le polemiche sorte intorno all’utilizzo di manodopera minorile in alcune fabbriche che lavorano per le multinazionali occidentali. Celebre era il caso della cucitura dei palloni e delle tomaie di un famosissimo brand americano di articoli sportivi (http://www.morasta.it/old/index.php?option=com_content&view=article&id=1755:nike-cosa-si-nasconde-dietro-un-semplice-paio-di-scarpe&catid=72:esteri&Itemid=279). Le leggi sono quasi tutte giuste e molto rigorose, ma la loro applicazione non può dipendere dall’osservanza completa, che spesso viene disattesa. Allo scopo di combattere questo sfruttamento, gli stati devono produrre una politica di contenuti, di difesa dell’infanzia e di tutela dei luoghi di lavoro, dove gli elementi più deboli sono esposti al maggior pericolo.

La regola generale invalsa in quasi tutti i paesi che tutelano contro lo sfruttamento minorile è che non si possa volontariamente contrarre un obbligo di lavoro prima della maggiore età. Essa varia a seconda dei casi e la legislazione è assai flessibile se si tratta di lavori non impegnativi dal punto di vista fisico e non pericolosi. Alcuni paesi prevedono che il lavoro, se prestato prima della maggior età e non sia appunto pericoloso, non interferisca con le ore di istruzione, prevedendo un limite di ore settimanale. Negli Stati Uniti è consuetudine che i ragazzi imparino il lavoro estivo durante le vacanze: è un fattore culturale e mentre le leggi sono molto severe in ordine allo sfruttamento, questo tipo di impegno, breve, ma intenso sembra giovare ai ragazzi che imparano a gestire i propri guadagni. Sono lavori tipicamente estivi e quindi ragionevolmente non pericolosi.

Il pericolo maggiore dello sfruttamento minorile è che i bambini sfruttati vengano anche immessi nel mercato del sesso, del commercio delle armi e degli organi. In un mondo senza difesa la vittima ha di fronte a sé solo delle trappole. Oggi l’osservanza delle norme in materia di diritto del lavoro, in Italia è affidata all’ispettorato, che verifica l’attuazione delle norme di sicurezza e la presenza di minori in condizioni di disagio all’interno delle aree di lavoro. A tutela dell’Infanzia è intervenuta l’Onu attraverso l’Unicef, il massimo organismo internazionale sul tema, che ha promosso la Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989 (http://www.unicef.it/doc/599/convenzione-diritti-infanzia-adolescenza.htm). L’Italia ha ratificato la convenzione nel 1991, con quattro rapporti sullo stato dell’infanzia e l’iniziativa legislativa a sua tutela.

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